Agiudu torrau a Tertenia: studio di innovazione sociale sulla pratica dello scambio

“Agiudu torrau” è uno studio di innovazione sociale e gamification pensato e attuato da Paola Corrias in occasione del festival Smart Cityness di Urban Center. Lo studio si è svolto parallelamente in due realtà totalmente differenti: nel centro abitato di Tertenia, in Ogliastra, dal 7 al 21 ottobre del 2021, e nella città di Cagliari nel coworking e spazio creativo di Artaruga dal 13 ottobre fino ad oltre le date del festival. Lo studio ha avuto due modalità differenti per ogni contesto di riferimento. Oggi ci soffermiamo sul caso di Tertenia e, per brevità, se ne presenta una sintesi riassuntiva.

L’oggetto di è la pratica dello scambio di beni fisici e prestazioni (agiudu torrau), una pratica tradizionale e spontanea che avviene quotidianamente nei piccoli paesi, capace di divenire modello innovativo e funzionale per garantire il benessere degli abitanti, aumentare la qualità dei rapporti di vicinato e il grado di affezione al contesto abitativo.

L’obiettivo dello studio era riattivare attraverso la pratica del baratto, in un momento di isolamento sociale imposto, la comunità di 3 piccoli vicinati intesi come piccoli raggruppamenti di nuclei familiari dislocati in aree differenti del centro abitato, diversi tra loro per caratteristiche spaziali, paesaggistiche e vocazionali.

In questo studio sono stati coinvolti complessivamente 9 nuclei familiari che si sono prestati con entusiasmo all’attivazione di pratiche di scambio di beni perlopiù alimentari. Nel tempo, gli scambi hanno acquisito una connotazione giocosa, incentivando ulteriormente il numero degli scambi e, di conseguenza, delle interazioni tra gli abitanti dei vicinati di interesse.Ad ogni nucleo familiare che ha accettato di divenire parte attiva dello studio sono stati consegnati dei moduli cartacei da compilare autonomamente. La scelta del supporto cartaceo e del metodo analogico è stata dettata dalla volontà di rendere il processo il più inclusivo possibile viste le varie fasce di età delle persone coinvolte nel processo.
Lo scambio, così impostato, ha richiesto lo spostamento fisico delle persone attive da un’abitazione all’altra.

Nei moduli, autogestiti in toto dai partecipanti, come in un diario di bordo, sono stati segnati i giorni in cui è avvenuto lo scambio, i beni oggetto di scambio (lo stesso bene è registrato in entrata dal ricevente e in uscita dal donante) e i nuclei familiari di interesse, oltre che una stima economica approssimativa del bene barattato.
Ciò ha reso possibile, a posteriori, l’analisi della frequenza e dell’intensità delle interazioni, della natura dei beni, del risparmio economico stimato di cui ha giovato ogni nucleo familiare.

Beni scambiati: fiori e piante ad esempio piante per l’orto), cibo autoprodotto (ad esempio torte), beni alimentari di prima necessità (ad esempio passata di pomodoro), cancelleria (ad esempio graffette), servizi e commissioni (ad esempio baby sitting).

Risparmio economico stimato: nel vicinato più attivo si è stimato un risparmio economico medio di 28,40 euro in meno di 14 giorni di analisi dal 7 al 21 ottobre.

A conclusione dell’esperienza, ogni partecipante ha ricevuto un questionario composto da 10 domande:
1 Dall’inizio dello studio sono aumentati i contatti e le chiacchierate con i tuoi vicini?
SI 83% NO 17%

2 Pensi possa essere utile creare una rete di scambio più strutturata e duratura?
SI 100% NO 0%

3 Ti sei sentito/a a tuo agio a scambiare nel tuo vicinato?
SI 100% NO 0%

4 Preferiresti scambiare in forma anonima e indiretta senza incontrare nessuno?
SI 0% NO 100%

5 Credi possa essere educativo per i bambini?
SI 100% NO 0%

6 Sei contento/a che questo studio abbia coinvolto il tuo paese, Tertenia?
SI 100% NO 0%

7 Ti piacerebbe partecipare a uno sviluppo futuro del progetto nel vicinato?
SI 83% NO 0%

8 Quali sono i punti di debolezza di questo metodo di scambio? Che suggerimenti dai per uno sviluppo futuro?

“Forse il fatto di essere uno scambio vuole essere un consiglio all’altruismo”
“I punti deboli sono pochi, uno è che devi conoscere bene i gusti, i bisogni e anche le difficoltà dei vicini per poter scambiare dei beni che effettivamente possano essere utili agli altri”
“Sarebbe bello insegnare ai giovani il riciclo e a non buttare via niente”
“E’ stato troppo veloce”
“Chi riceve si sente di dover necessariamente contraccambiare e probabilmente subito, suggerisco di dare più tempo alle persone per poter fare gli scambi (ognuno da ciò che possiede in un determinato periodo) e per capire chi gradisce l’instaurarsi di un rapporto più amichevole tra i vicini”.

Dell’interpolazione dell’analisi dei dati raccolti, delle dichiarazioni orali delle persone coinvolte, dell’osservazione diretta e degli esiti dei questionare si possono trarre le seguenti conclusioni:

affinché questo possa definirsi un modello efficace è necessario agire su piccole comunità disseminate nel territorio per testare ogni singola realtà e rimodulare il piano a seconda delle specificità del territorio interessato.
È  fondamentale la presenza di un attivatore che si interfacci personalmente e direttamente con ogni attore coinvolto.
È  importante avviare i processi ma successivamente lasciare le persone coinvolte libere di assestare le loro pratiche in modo autonomo.
È  necessario che l’attivatore intervenga ogni tanto, nel rispetto della libertà della comunità ma manifestando la propria presenza e riattivando i processi con interventi inaspettati e in grado di animare il contesto.
La gestione di un diario cartaceo a doppio tracciamento, ovvero in entrata e in uscita, del bene oggetto di scambio favorisce un approccio giocoso e anche occasione di sostegno reciproco in caso di difficoltà di compilazione, favorendo il grado di confidenza e fiducia.
È  meglio incoraggiare processi e supporti analogici e diretti anziché tecnologici e indiretti.
Importante è pianificare le azioni di scambio per brevi periodi, dando alle persone in gioco micro obiettivi sia temporali che di azione per poi adeguare le proposte successive agli esiti raggiunti e alle volontà degli attori.

Il report continua prossimamente sull’esperienza ad Artaruga, coworking e spazio creativo di Cagliari.

Testo di Paola Corrias